C’è grande fermento nel mondo dei sistemi di accumulo. Il settore vive un momento di forte sviluppo, ma si interroga su quelli che sono i presupposti per una ulteriore, sensibile crescita. Di strada l’energy storage ne ha fatta molta, da quando è entrata in gioco come una delle disruptive technologies, insieme a fotovoltaico e ai veicoli elettrici, in grado cioè di cambiare le regole del sistema elettrico e di tutti gli attori finora coinvolti, con benefici per gli utenti finali in termini di risparmio oltre che di condizioni ambientali. Quello dei sistemi di accumulo è un mercato pronto per consolidare ancor più la propria crescita ma dall’altra per diversi aspetti ancora pionieristico, dalla ricerca sulle tecnologie più performanti alla necessità di un quadro regolatorio chiaro e univoco. E su quest’ultimo punto sono stati molti quelli che hanno fatto emergere il bisogno di impostare le regole del gioco, di lavorare in condizioni normative e contrattuali certe per attrarre gli investitori finanziari. Il mercato europeo, le principali indicazioni Certo è che il mercato europeo mostra segnali decisamente incoraggianti. Da quanto evidenziato dall’analisi condotta nello specifico da IHS, presente al convegno, da una parte si assiste alla crescita del settore e a una riduzione di costi significativa delle tecnologie che proseguirà in modo sempre più sensibile: basti l’esempio, dellebatterie agli ioni di litio, il cui prezzo è calato drasticamente nel giro di pochi anni e destinato a un ulteriore calo. L’Europa è uno dei tre principali mercati dell’energy storage, insieme a USA e Giappone, ognuna con un quarto del mercato mondiale. E nel nostro continente, il 90% dei progetti di storage sono concentrati in Germania (37%), Regno Unito (29%) e Italia (25%). Sempre secondo IHS, il mercato della regolazione (primaria) di frequenza offre ricavi potenziali per le rinnovabili e per lo storage. Negli USA i ricavi potenziali si attestano tra 100 e 240 $/kW circa all’anno, mentre per l’Europa si attesta tra i 70 e i 140 circa. Ma chi supporta la crescita dei sistemi di accumulo in Europa? Le famiglie. Infatti, il segmento dei sistemi di accumulo per utenti residenziali e piccole unità commerciali si prevede rappresenterà il 50% delle installazioni totali di storage nel 2020. Certo ci sono fattori che possono influire negativamente sulla crescita, e tra questi ostacoli vi sono certamente le incertezze normative e la mancanza di meccanismi di finanziamento che pesano nel potenziale di mercato. Ma il fatto è, come evidenziato dalla stessa società di analisi, l’energy storage sta guadagnando slancio in Europa dopo anni di ricerca e sviluppo: la capacità cumulativa dovrebbe superare i 300 MW nel 2016. I fattori chiave che sosterranno la crescita del mercato saranno l’autoconsumo e il mercato della regolazione (primaria) di frequenza. C’è spazio per tutti: da una parte utility e produttori indipendenti di energia, in prima linea nelle attività progettuali, cercano nuove fonti di reddito, dall’altra nuovi attori che vogliono accederre, sostenuti da nuove tecnologie.

Opportunità e necessità di finanziamento

Certo, per crescere occorrono investimenti e finanziamenti capaci di supportare l’innovazione continua. E proprio in tema di finanziamenti l’Unione Europea ha da tempo avviato il programma quadro Horizon 2020, che «offre diverse opportunità, a volte per settori specifici, ma anche per applicazioni trasversali. Lo storage può andare a toccare entrambi – spiega Salvatore Scagliarini, management advisor – Penso in particolare alle pmi, i cui business model innovativi commerciali possono essere finanziati. Questi sono spesso gli esempi di progetti che hanno bisogno di una “scintilla” in grado di innescare lo sviluppo vero e proprio, e nello storage ce ne sono diversi. Dato che si tratta di finanziamenti difficilmente recuperabili, i business model innovativi hanno bisogno di un sostegno pubblico. Porto a esempio quanto è avvenuto negli Stati Uniti dove l’autorità pubblica per i trasporti tramite un grant(fondo di garanzia a fondo perduto) ha supportato un business model riguardante il recupero dell’energia cinetica dei treni e delle metropolitane, che va a ricaricare le batterie ed è utile per recuperare e ridistribuire l’energia. È una storia esemplare perché innovativa e dove entrano in gioco diversi attori. Ma tutto parte da quel fondo di garanzia che ha permesso di avviare il percorso virtuoso». Certo, ci sono anche dei rischi per chi decide di investire. «L’energy storage è una delle applicazioni che rientra nel campo dell’energia, il che presuppone i classici rischi che vanno considerati, primo dei quali il rischio di mercato con i prezzi variabili e soggetti a oscillazioni – spiega Scagliarini – C’è poi il rischio regolatorio, i rischi legati al progetto in sé, dalla fase di ricerca dei partner a quella esecutiva».  L’Ue è un mercato capace di cogliere questa tecnologia e le sue opportunità? «A livello di utility, ci sono delle applicazioni che funzionano, per esempio, nel mercato tedesco. Ma lì ci sono anche determinate condizioni, in primis il sistema di remunerazione basato sulla capacità di potenza. Quello italiano, tanto per fare un confronto, è remunerato sulla capacità di energia e questo crea differenze sensibili, finanziariamente parlando, a favore di quello tedesco. A livello, invece, di utente finale, qui si entra in un mondo dove le incognite sono maggiori così come le opportunità».